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Visioni pragmatiche

------------------------------------------------di Manuel Bosco--

Faccio molta fatica a comprendere l’indifferenza verso l’altro/a  ma molte volte bisogna frenare i propri istinti consapevoli di realtà paradossali e contrastanti le quali potrebbero alterare il nostro equilibrio psicofisico.  Premetto che sono sempre stato un altruista ma ho pagato questa mia attitudine a caro prezzo  ( non entro nei particolari sarei troppo prolisso ).

Più volte nell’arco di 20 anni, e forse più, ho dato molta valenza a questo concetto di socialità allargata: dove una mano si alzava facendo cenno di aiuto un’altra raccoglieva diligentemente il segnale manifestando, per quanto possibile, la propria solidarietà nell’ascoltare e poi consequenzialmente nel trovare il modo di risolvere il problema con i mezzi appropriati al caso. Non sempre si ha una risposta certa e valida per la risoluzione di quel problema a me estraneo e difficilmente calzabile perché non vissuto direttamente ma provare comunque comporta soprattutto una sfida con se stessi ed, in caso di risoluzione positiva, implica una certa dose di felicità percepita indirettamente. Siamo tutti reduci da una società che tende a dividere le aggregazioni di persone dedite alla vera compassione che si tramuta in azioni concrete a differenza di alcune sette religiose che puntualmente dispensano “col verbo” sani principi ma che in realtà non attuano.  Io stesso, alla ricerca di una sana tranquillità e soprattutto di una stabilità emotiva, ho fatto parte di una di queste sette religiose  e sono rimasto deluso dall’ipocrisia e dalla falsità che aleggiava tra queste facce prive di qualsiasi atto pratico ma fondamentalmente inflazionate dal concetto compassione mai inverato.  Tra circa cinquanta persone conosciute in questa setta religiosa solo una era dedita a veri gesti di compassione; il resto raccontava cambiamenti individuali  rasenti il miracolo ma, osservandoli nelle loro azioni quotidiane, era più una giustificazione per scaricarsi la coscienza dai paradossi che puntualmente facevano capolino nella loro parte  inconscia, pronta a ricordare la loro bugia quotidiana.  Una delle loro assurdità, quasi da definire demenziale per non dire altro, erano le loro parole ripetute nel tempo  “ io non faccio niente per la persona in difficoltà ma mi limito a pregare per lei affinché possa cambiare il suo destino in positivo”.  Tuttora incontro qualcuno di loro per strada e, quando accenna a questa filastrocca, tendo ad assecondarlo annuendo col capo e dandogli ragione . Ho imparato in questi ultimi anni ad essere veritiero con le persone che realmente dimostrano la loro vera comprensione verso il prossimo piuttosto che polemizzare con quelli che credono di avere abbracciato la verità assoluta senza che si rendano conto di essere continuamente manipolati e trattati come burattini e bankomat da queste sette religiose.  L’ indifferenza verso il prossimo si manifesta in molti modi: ad esempio molti politici la dimostrano quotidianamente con l’uso della parola appropriata al problema posto loro dall’opposizione politica e trovando scappatoie demagogiche senza realmente intervenire sulle problematiche della popolazione.  Il sistema lavora anche  per manipolare i bambini, che saranno i nuovi adulti, creando scontri generazionali: ad esempio tra insegnanti e alunni facendo passare idee dove regna l’individualismo più sfrenato quasi trasbordante. 

Oppure il sistema lavora per creare conflitti sociali: discriminazioni in base alle scelte sessuali ( omofobia ) o conflitti tra classi sociali aumentando le disparità economiche, rendendo precarie le condizioni di lavoro; insomma tutti guardano il proprio orticello anziché aggregarsi e spodestare quelle categorie politiche che vivono di parassitismo incondizionato e perpetrato nel tempo. La politica deve migliorare le condizioni di vita del singolo cittadino legiferando e agendo  al fine stesso di progredire, dando maggiore dignità al singolo individuo, non creando concorrenza sleale anche negli stessi posti di lavoro.  I delinquenti dovrebbero avere pene appropriate al loro reato e non dovrebbero essere messi in libertà in tempi brevissimi.  Dovremmo tornare ad una socialità quasi di paese dove ognuno interviene per aiutare l’altro fin dove gli è possibile;  dove le persone si ascoltano non solo con i padiglioni auricolari ma soprattutto con la mente . Potrebbe esserci maggiore armonia usando la dialettica invece che la polemica sterile basata più sull’irruenza  e l’aggressività infantile . I depressi e gli emarginati dovrebbero essere assistiti da strutture mediche preparate ad aggredire il problema fino alla radice. Ad ognuno dovrà essere messo a disposizione un lavoro appropriato alle proprie competenze senza lasciare indietro nessuno. L’immigrazione potrebbe essere fermata e regolamentata dopo aver completamente messo in funzione un apparato di respingimento adeguato.  Dice una vecchia favola io non ti faccio la carità ma ti insegno a pescare così che tu possa sopravvivere in modo dignitoso e sereno.

La mia indifferenza nasce da molteplici fattori: dalla paura perché si è rimasti scottati da cause precedenti; dalla politica che tende a dividere piuttosto che a condividere. E soprattutto da una famiglia che insegna regole di furbizia ai suoi discendenti basate principalmente sulla prevaricazione e schernimento di quel soggetto ritenuto debole ( bullismo, stupro adolescenziale, omofobia, ecc…) .Più si creerà il caos con scontri tra persone e ceti sociali  più l’individualismo e la disattenzione per le persone indifese crescerà esponenzialmente.

L’amicizia virtuale, o reale per il XXI secolo, è quasi sempre pura formalità che non si manifesterà quasi mai in buone azioni nel momento di difficoltà dell’una o dell’altra parte.

Io stesso ho vissuto l’indifferenza di parenti e amici per molto tempo ed ho imparato a convivere da solo scartando buona parte delle persone che si presentavano sul mio cammino perché stufo di idealizzarle per mascherare il mio errore nell’averle accolte nella mia vita.  Naturalmente se vedo un anziano o un disabile o una persona indifesa in difficolta sono sempre il primo a dare la mia disponibilità ma ho perso la fiducia in questo mondo che ritengo poco calzante alla mia visione di vita sociale.  Non credo più a nessuno, guardo solamente i fatti; un tempo lontano  davo più credito alle parole e sono rimasto fortemente deluso.

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Lettera ad un Persecutore Seriale

-------------------------------------------------------di Manuel Bosco--

Mio caro Persecutore capisco il tuo bisogno di attenzioni che probabilmente non hai mai avuto nel tuo cammino di vita adolescenziale e perciò ti rivolgi a me con attività sgradevoli votate alla vigliaccheria insita nella tua persona. Dal tuo profilo traggo solo poche certezze e molte fragilità atte a ritrarre un individuo che vive unicamente di odio e frustrazione; una persona che non sa impiegare il suo tempo in modo costruttivo e trovare cosi interessi per rivolgere lo sguardo verso il presente; probabilmente ti reputi immortale dimenticando che, prima o poi, anche tu cesserai. di esistere come tutti gli altri esseri viventi. Lo so che questa mia lettera alla tua persona non farà altro che aggravare la tua perseveranza nel volermi colpire pensando di poter frantumare le mie sicurezze esistenziali ma ti garantisco che è solo tempo perso. In Novembre 2016 mi sono deciso finalmente a fare una denuncia presso il comando di polizia postale e mi hanno assicurato, dopo che ho lasciato loro una lista degli ipotetici persecutori, che ne verranno a capo non solo monitorando queste persone segnalate ma procedendo, una volta raggiunto il risultato, per vie ufficiali; naturalmente i tempi sono biblici visto che il governo ha ridotto drasticamente il personale. So con certezza che ti credi immune da qualsiasi possibile intercettazione e sicuramente avrai anche super poteri da fumetto della Marvel ma, come ben sai, a volte le certezze possono crollare come castelli di carta e pregiudicare anche il percorso lasciando strascichi giudiziari “ fedina penale “ e relativi processi con sentenza a mio favore nonché  risarcimento danni. Premetto che non sono un santo e non lo sono mai stato:  le uniche divergenze che posso avere avuto con te saranno state  di carattere colloquiale e ciò, penso, non basti a giustificare questo tuo continuo atto di intolleranza nei miei confronti anche se immagino avrai già pronte delle attenuanti per giustificare questa tua condotta che si protrae nel tempo con periodi brevi d’ assenza per poi continuare “ indisturbato “.

Ora non credere che questa mia lettera verso l’ignoto sia una preghiera rivolta a farti smettere perché sono sicuro che ciò non accadrà; solitamente il persecutore, anche se avvertito, persiste nel suo arrogante percorso fino a quando non accade il peggio ed è raro che desista da una condotta a lui congeniale e calzante. Premetto che se litigo con una persona non vivo di rivalsa ma tendo ad estinguere il ricordo di quest’ultima dalla mia mente allontanandomi il più possibile ( indifferenza ).  Non attuo, e lo ribadisco, nessun tipo di vendetta salvo che non sia costretto a difendermi perché qualcuno attenta alla mia vita.  In questo caso malgrado la mia reticenza a fare (denuncia) sono stato costretto da motivi improrogabili visto che la cosa ormai si protrae da molto tempo senza che ci sia mai una fine.  Ora ti saluto augurandoti buon 2017 e augurandoti serenità e tranquillità che possano placare definitivamente la tua arroganza e quindi dare ad entrambi la possibilità di rivolgere le proprie attenzioni al tempo che passa inesorabile e che non risparmia neanche i Super esseri come te. 

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La solitudine - pensiero alieno

------------------------------------------------di Manuel Bosco--

Dalla mia visione di vita e dalle mie esperienze ho scoperto sulla mia pelle la falsità, la malvagità e l’indifferenza di un mondo che mi vede estraneo a questi concetti arrivisti ma conformi ad un modus vivendi individualista e intollerante verso chi vive dei momenti di sconforto passeggeri  ma intensi e frustranti. Un mondo plagiato ad hoc per chi non sa distinguere o non vuole distinguersi dalla massa e sceglie e agisce come un burattino facendosi manipolare giornalmente sia nelle idee sia con azioni conformi ad un sistema creato appositamente per farti sembrare libero di scegliere ma nella realtà obbligandoti a non essere quello che realmente sei. Naturalmente io mi sento “alieno” a questo mondo; ho sempre cercato, nel mio raggio possibile d’azione, di essere attento ai fatti e non alle parole ma, nonostante ciò, anche se ligio alle regole generali del rispetto verso gli altri, tendo comunque ad impattare contro individui il cui dictat è sopravvivere a costo della vita degli altri al fine stesso dell’esistenza.  Io mi reputo imperfetto ma posso giurare e testimoniare di aver sempre vissuto nel rispetto quasi assoluto delle regole fondamentali di interazione e socialità dedite a principi basilari di etica e onestà; ma in questo mio viaggio nella vita ho preferito legarmi a quel principio che dice “ meglio soli che male accompagnati “.  Fin dalla mia giovinezza ho vissuto da altruista ed ho impattato pesantemente in una realtà nella quale ho compreso che questo mio modo d’essere veniva visto come segno di debolezza e quindi, per alcune persone, usato al fine stesso di colpirmi  non solo per deridermi ma anche per affermare e accentuare il loro ego; un po’ come agivano gli indiani d’America quando prelevavano lo scalpo al loro nemico ormai in fin di vita.  Naturalmente esistono realtà umanitarie di persone che si prodigano per gli altri pur non avendo dei benefici monetari o altro ma sono rare;  ed è quando si è stati delusi sia dagli amici nonché dalle compagne, che si sono avvicendate nella mia vita in tempi diversi, che trasformi il tuo carattere e la tua struttura emotiva in un castello pronto sempre a respingere un assedio imminente da parte di chiunque.  La Solitudine è un modo per estraniarsi da un mondo non confacente né calzante con idee filantropiche e realmente sociali che porta ad arroccarsi in se stessi costruendo palizzate e mura sempre più alte; è una  concezione per soffrire meno del solito dopo aver subito troppo sia dal destino che dalla vita in generale con sporadici momenti felici, o fintamente allegri, che danno respiro a momenti di pura assenza emotiva, inespressa e celata con maschere diplomatiche per non implodere verso la falsità e l’ipocrisia trasbordante della maggior parte delle persone incontrate.  Si può essere soli in mezzo a molte persone e si può ricercare il silenzio sonoro ma la mente, in quanto tale, emette costantemente pensieri roboanti e spesso talmente chiassosi che, per quanto occultiamo o tendiamo a recidere o eclissare nelle parti più lontane del cervello, non riusciamo a mettere a tacere definitivamente perché, anche se compressi in un angolo, come un pugile alle corde, tornano e ritornano a stordire la nostra mente come un forte temporale che vorrebbe abbattere la nostra dimora con tuoni fragorosi.  Essere soli è una realtà consequenziale alle proprie esperienze, vissute tra catastrofi emotive e ricostruzioni dopo il terremoto, le quali lasciano ferite che vogliono molto tempo per rimarginarsi anche parzialmente e, forse, mai definitivamente. Il passato torna sempre come una dura lezione di vita: trasforma gli animi senzienti di chi in passato era sopito ed aveva idealizzato in positivo un mondo che realmente è pieno di paradossi ed ostacoli che ci rendono simili a Prometeo costretto, per punizione di Zeus, a essere legato ad una roccia e ad essere tormentato da un‘aquila che gli divora costantemente il fegato e, nello stesso momento, simile anche ad Enea che fugge dalla città di  Troia e porta con sé il padre Anchise sulle spalle dopo una inaspettata sconfitta e una  imprevista invasione.

Prometeo patteggia per l’uomo ed Enea scappa da un’ invasione e da uno scontro non voluto o provocato da lui; sintomi metaforici di un’antitesi, di due modi d’essere e di preservarsi per non soccombere agli incalzanti arrembaggi della malvagità e dell’ ipocrisia.

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------------------------------------------------------------------di Manuel Bosco--

L’amore, quell’emozione indefinibile ed incontrollabile, che sopraggiunge e arde come un fuoco impetuoso disperdendosi in fragranti aromi e folgoranti passioni. L’attimo in cui insorge e scoppia dopo una lunga attesa di fremiti e di perplessità per lo più riflessive. Quando per la prima volta incrociamo il suo sguardo e veniamo pervasi da domande su come e quali azioni dobbiamo compiere per rapire il cuore e la mente di colei che trasforma con una luce accecante i nostri pensieri distogliendoci dalla quotidianità Come pavoni nella stagione degli amori mostriamo, o cerchiamo di farlo, tutte le nostre piume e forgiamo ulteriormente il nostro carattere affinché venga percepito o intuito come un ottimo luogo ove dimorare e sentirsi al sicuro.  Scrutiamo attentamente ogni piccolo segno o accenno d’interesse nei nostri confronti con la speranza di percepire se le nostre azioni facciano breccia nella mente di colei che rappresenta il punto di arrivo di una storia d’amore.  Aspettiamo con impazienza e, come generali in guerra, nei momenti di solitudine pensiamo alle strategie da adottare per la conquista di quell’ attimo e di quella risposta che darà la nota iniziale a quella musica a volte assordante a volte suadente di empatia.  Molte domande giungono alla nostra mente inquietanti ed a volte irrilevanti ma che, sommate, potrebbero darci un quadro più ampio e più descrittivo del campo di battaglia.  Naturalmente non possiamo penetrare con irruenza ed i primi passi sono quelli di cercare un incontro quasi giornaliero ostentando un certo disinteresse che tuttavia palesa a piccoli tratti un trasporto che va al di la della semplice amicizia o conoscenza.  La conquista è un territorio impervio funestato da momenti di pausa ed da avanzate spavalde e suadenti come una melodia che ha momenti dove la ritmica dettata dalle percussioni diminuisce la frequenza di battuta alternata a momenti pervasi da una cavalcata dove il batterista aumenta l’oscillazione dei suoi rintocchi. Tutto si gioca su di un campo di battaglia dove a volte non riusciamo a penetrare sul suolo nemico;  altre volte, invece, piantiamo una bandiera per affermare la nostra avanzata maldestra o ben ragionata.  Poi giungono anche le perplessità surrogate da risposte impalpabili ed indefinibili dove l’aritmia ci desta e ci sconvolge per un ipotetico rifiuto.  E’ in quell’attimo che non sappiamo se far prevalere l’istinto o la tattica; in quel momento, che sfugge nel tempo come infinito ed in pausa, che tutto rallenta come un mare schiavo delle alterazioni del vento che si placa e riprende a scorrere funestato dall’incertezza.

Le notti danno spazio a nuovi giorni alternandosi a cieli stellati ed a  sogni di abbracci infiniti avvolti dai canti delle sirene. L’importante è tenere sul campo di battaglia il nostro avversario, colpirlo al cuore al fine stesso di svelare i propri intenti. Quel campo che svela morti da entrambe le parti ma che si svolge su più fronti con l’intento di entrambi i contendenti di demolire muri ed anfratti dove si celano le risposte pronte a consolidare ed a trasformare quella semplice conoscenza in una solida realtà.  Potremmo soccombere come Napoleone a Waterloo o godere, come Alessandro Magno in caso di vittoria, di momenti esilaranti ed estasianti al fine stesso della vittoria della mente sul cuore o viceversa.

Come finirà?

Sta nelle mani del fato o nelle nostre mosse tattiche?

Tutto rimane imperscrutabile lasciando il posto a nuove elaborazioni logiche spesso in contrasto e che sovente ci fanno assomigliare, più che ad un eroe in tempo di guerra, ad una gazza ladra che tenta di rapire quel cuore che luccica per condurlo al proprio nido.  La paura di fallire è segno di debolezza ma non si può essere ipocriti né bugiardi usando strategie affini a personaggi squallidi e votati all’inganno; ciò  non è consono alla natura di un cavaliere.  E’ vero che spesso chi bara raggiunge lo scopo con la furbizia ma non mantiene mai integri nella propria psiche i principi fondamentali della moralità ed dell’etica.  Bisogna fare i conti con la propria coscienza dopo aver usato metodi scorretti anche per un giusto fine?

No! L’unica soluzione è battersi con lealtà preservandoci da quei conflitti interni che potrebbero, in un secondo momento, insorgere per una vittoria basata sul raggiro e che ci costringerebbero ad  indossare maschere teatranti anche con la propria coscienza.  Quante battaglie perse solo con un semplice scambio di sguardi dove la paura aveva già seppellito i nostri sentimenti sotto cumuli immensi di terra incolta!  Quante guerre dissolte perché non possedevamo quella bellezza imposta dalle Star musicali o dai mass media del momento che non facevano intravedere alla nostra attraente preda un possibile avvicendamento in una realtà diversa dove i valori erano i contenuti e non la parte esteriore!  Ci sono personaggi “ umani “ che nascono avvantaggiati dalla loro parvenza che tende a predisporre  l’interlocutore del sesso opposto ad un dialogo più approfondito con un preludio atto ad un finale quasi pronosticabile di rapporto scontato; altri che, anche se dotati di un  immagine non convenzionale al tempo vissuto, usano il potere o la ricchezza per attrarre la partner sfoggiando la loro popolarità o ostentando i propri beni. In ogni caso la cosa che ci accomuna con altri esseri viventi è vivere l’amore, provare quel senso di complicità e di empatia che ci equipara, quei gusti simili che ci fanno godere di fronte a eventuali scenari, cibi, forme d’arte o momenti scambievoli di opinioni.  Una volta vinta la battaglia il tempo man mano ci svelerà sempre di più la persona che abbiamo accanto e, solo chi persevera, scontrandosi con i difetti della propria compagna, sa valutarne la vera ed effettiva caratura non più soggetta a semplici impressioni investigative al fine della conquista.  La vita, acclarata la veridicità dell’amore, si svolge su molteplici variabili esterne ed emotive che possono consolidarsi o disgregarsi; ma una cosa è certa: breve o lungo che sia il cammino lascerà tracce sulla nostra esistenza ed, inconsapevolmente, potremmo trarne un beneficio anche se il finale si è rivelato con un risvolto negativo ed un distacco.  Il cuore non è estraneo alla mente; l’uno è indispensabile all’altra e niente finora afferma il contrario, anche se la logica tende a separali come entità distinte; la loro collaborazione ci permette di interagire con altri esseri viventi che ci attraggono regalandoci, forse, alcune chance per trovare la nostra “ anima gemella “ .

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--------------------------------------di Manuel Bosco--

Ci destiamo in un  mondo che non percepiamo e che mano a mano, si e ci  svela, come una nuvola nera che si sposta e mostra orizzonti infiniti di possibilità emotive. E’ un percorso laterale che progressivamente si manifesta ai nostri occhi e palesa insidie conturbanti e illecite passioni per oggetti, momenti e, a volte, persone. Veniamo travolti da emozioni contrastanti lungo il nostro cammino di vita, talvolta costretti a deviare verso rotte di pensiero a noi confacenti nella realtà del momento vissuto. Quante lacrime versate col senno di poi per attimi discordanti con la nostra partner per pure scempiaggini non degne di alcun rilievo e quante perché ci sentivamo realmente feriti e traditi nel nostro intimo “ IO “ . Quante risate leggere e confortanti hanno attraversato, come pioggia battente, le nostre orecchie e contratto le nostre espressioni affinché le utilizzassimo per calmierare momentaneamente stati d’animo perseguitati dalla malinconia. Giornate di sole alternate a giornate di vento e rabbia alle quali abbiamo dovuto cedere il passo costretti dalla loro forza e violenza e che  si ponevano contro il nostro equilibrio. Questo maledetto tempo che non ci dà tregua alcuna ma che dimora instabilmente nella nostra corteccia celebrale e galleggia tra stati confusionali e facili intorpidimenti paranoici che bloccano la nostra voglia di continuare a vivere. Quante domande e quante risposte non dette e non date; quanti personaggi allegorici che hanno percorso la nostra strada creandoci stati di ebrezza o di panico  a seconda della loro indole. Quello sguardo di meraviglia da bambino che si trasforma nel tempo in un turbinio di stati emotivi mano a mano che attraversa gli stati della crescita collocandosi infine nell’età adulta dove ha sopravvento la logica.  A volte abbiamo cavalcato con il nostro destriero imbizzarrito cercando di comprendere ed elaborare situazioni passate, cercando di mettere a punto altre chiavi di lettura rispetto alle nostre passate azioni e interazioni sociali.  Nel tempo ci lasciamo trascinare dalla corrente e non siamo in grado di ripercorrerla a ritroso colmando di serenità le nostre domande impellenti per quel giorno speciale od enigmatico.

Il tutto trascorre con un moto quasi perpetuo che a volte si arriccia come un’onda e torna a turbare le nostre notti pensose o illuminate da pensieri positivi.

Quell’esistenza non voluta ma imposta dall’incontro d’amore di persone a noi estranee fino alla percezione estrema dell’esistenza che li colloca nella nostra vita come figure incontrovertibili, come dei postulati fissi atti a garantirci, nei casi di normalità, una solida coperta ai  nostri stati alterati ed a volte strumenti per farci trasformare una tempesta in una semplice brezza mattutina.  Il tempo, si! codesto signore abbarbicato sulle nostre spalle che destabilizza e che nello stesso momento modifica la nostra realtà percettiva; nemico od un vecchio amico che non possiamo allontanare, che vede e sente tutto ciò’ che risuona o rimbomba nella nostra mente come guaiti nella notte che percepiamo con le nostre orecchie ma ai quali non  riusciamo a dare una giusta collocazione geografica o di significato:” amoroso o forse doloso” e da parte di chi?  

Cerchiamo la felicità in ogni anfratto aggrappandoci spesso a personaggi scomodi che vogliono solo intralciare il nostro cammino ma che si rivelano a noi con forme spensierate di lusinghe e con maschere ben solide e confortanti; quest’ultimi nelle nostre giornate buie appaiono come miraggi sotto forma di angeli e ci trovano impreparati e scoperti, in stati di fragilità come la friabilità di un corallo esposto da molto tempo alle intemperie e in stato di morte apparente.  Ogni giorno, anche controvoglia, siamo costretti a proseguire nudi con la  nostra coscienza e celati a quella altrui sotto mentite spoglie che ci permettono un’ autoconservazione momentanea del nostro ego.  Di frequente abbiamo bisogno di molti applausi anche se non lo riveliamo all’esterno così da poter alimentare il nostro fuoco divino che ci caratterizza indistintamente dagli altri esseri senzienti.  Cerchiamo noi stessi ogni singolo giorno anche inconsapevolmente o con svogliatezza. Tutto ciò a cosa ci porterà in un futuro prossimo?

A quali porti potremmo approdare, su quali spalle esterne ai nostri familiari più cari potremmo realmente appoggiarci nei momenti difficili senza avere o percepire stati dubbiosi di ansia affinché il nostro rivelarsi non destabilizzi il nostro interlocutore trasformandolo in un carnefice?

In una semplice notte come tante ho cercato di dare con parole incoerenti una risposta a quella Luna che ruotava all’interno della mia esistenza e che illuminava ed auscultava i miei ultimi battiti di aritmia percettiva di un mondo straniante ed incerto popolato da creature che attraversavano il mio stesso stato d’animo complesso e distruttivo; tutti a riflettere con il proprio satellite e con quella coscienza che ci pone come dei nell’olimpo ma sudditi alle continue sollecitazioni giornaliere che destabilizzano il lato oscuro della nostra luna.

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