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Tutti i contenuti di questa pagina  web   ( poesie )

 
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------------------------------- Anancasmo





Il tramonto manifesta dolore inconfutabile,
tendenza alla fine concreta,
detonazione imminente ed implosione.


Irto e decadente ho cercato
di procrastinare l’ultimatum che il fato
aveva già inciso nella mia temporale
esitazione in una vita ricolma di sofferenza,
evirato il senso di capogiro
che false percezioni d’amore portano,
esplorato vie di fuga tra pertugi
asfittici ed ostruiti da laconici sbarramenti,
inalando rabbia e sentimento,
vivo in un contesto anacronistico.


Trasudando vergogna, imbarazzo,
scarnificazione scellerata della materia
sovrapposta ad ossa che non reggono
più strutture deboli e disarticolate,
non conformi al sistema imposto
dove impera l’adorazione della esteriorità
declamata accuratamente come un valore
che va oltre la sostanza interna
che governa l’intelletto,
ho adottato diagnosi cognitive
per destabilizzare un letargo prolungato
senza svolte epocali.


Preamboli sintetici distillati
con arsenico e vapori dissolti
Il tutto per non essere diluito
in prosaici sconforti.
Il tutto per non percepire
l’incombenza di ciò che prima o poi
sarebbe sfociato nella fine.


Ho solo esitazioni tentennamenti simili
a tintinnii con sembianze stereotipate
da un eccesso di follia
aberrante e autolesionista
Ho atteso l’attimo per riempire
quel calice ormai vuoto e desolato
dove l’alchemico rituale aveva assunto
sembianze di una liturgia avulsa
da sintomi analgesici.


Il volo che con un salto
e un gemito darà silenzi mortali
alla mia forma umana
e alle sembianze circostanti
svanite in epocale tonfo
nell’attimo fatale.


Non riesco più ad avere uno scopo
se non quello di porre fine alle sofferenze
di pensieri laceranti a cui un farmaco
antalgico non pone rimedio alcuno se non
lenire il male radicato in forma illusoria.


La musica ha attenuato per molti anni
quel senso di non appartenenza ad un mondo
schiavo di sostanze mistichee costipate
da fragorose ansietà cospiranti.


Sono giunto nell’istante
ed ho ripercorso a ritroso e velocemente
ciò che ero tra faldoni archivianti
e placidi lamenti e riscoprendo
cosi le mie aritmie impregnate
d’ingenuità interattiva,
la somma ed il prodotto
di ciò che aveva valenza e fragilità
deduttive nel discernere il bene dal male.


Ora non riposo in pace
in una valle di lacrime e sangue
ma veglia su di me una lapide,cupa,
priva di alcun epiteto che ricordi una essenza
conviviale di ciò che avevo rappresentato
in un lago di sentimenti che si sono avvicendati
su uno specchio ornamentale oramai frantumato.


Solo un fiore adorna la mia decadente tomba,
lasciato li da una dama nera che avrebbe potuto
amarmi e ne sarebbe stata ricambiata
ma che volle preferire una via alternativa
ad un percorso in simbiosi ed empatico
verso emisferi votati alla ricerca della felicità


Quella violetta, fiore desueto e poco valorizzato,
che macchiava una retrospettiva panoramica
lasciando l’ultimo tocco di colore
in una atmosfera grigia e impalpabile
ad un occhio distratto di un vivente.


Il tempo ha dimenticato,
come in tanti abbandonati in quel cimitero,
ricordi imperdonabili intrisi di emozioni
che non potranno sorgere più e modificarsi
tra quelle creature che calpestano
il mondo circostante.


Lasciando solo tracce
sulla polvere che, implacabile,
si poggia su quelle statue e quelle lapidi
che un tempo rappresentavano figure umane
in continuo movimento nel teatro della vita,
regna solo il silenzio che, impalpabile,
ricopre come una coperta quei corpi
in decomposizione che non rivelano
più i loro segreti.


Ed io insieme a loro subisco
lo stesso percorsos senza poter più essere
destabilizzato dal destino infame
carnefice maleodorante e attento a farmi
cadere fino alla fine.


Ora, caro fato malvagio,
dovrai rivolgerti a qualcun altro
per poter godere del dolore altrui
ed io sono sconfitto e vittorioso
al tuo cospetto di becero
schernitore e flagello
delle tue insensate scelte
di individui da tormentare,
affinché non cadano nel limbo
oscuro della morte cosi che tu possa
da loro distogliere il tuo sguardo.


Adios fu l’ultimo grido nel nulla
che la mia bocca
pronunciò al pianeta terra


----------------------- Manuel Bosco ©

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------------------ Stolto organigramma






Mendace è la voce sussultoria che polverizza
la disistima perenne o forse no?



Incerta ed errante è quella voce di corridoio
che copre spazi alternativi con posa mistica



Sussurri coscienziosi tra realtà parallele
in un binomio emotivo penetrante



Incantato ed estasiato tra l’eleganza
ed un distacco che rimarrà tale e virtuale
nella sua complessità contemplativa



brama la foga di evolvere
tra profumi dimenticati
su sommità corrose oltre
l’impercepibile desiderio mai inverato



Parole cadenzate al ritmo di note invocanti
il tepore di un corpo assestante al proprio
tra sfioramenti introspettivi e rivelazioni
nell’ etere senza segnali di presenza



Catatonico e cieco è il mio sguardo
che trapassa quei muri che non mostrano
sembianze oltre le barriere che costanti
si contrappongono ad ombre senza sagoma



Alla ricerca di una possente atarassia
fuori da istinti di concupiscenza
portatori di dolori
sfumati in un quadro contrito



Sono comunque etichettato
e declassato ad un inetto
da chiunque interagisca col mio pensiero



Sopraffatto da scheletri che tornano a trovarmi
per rimpinguare altre torture alla mia psiche
deformata da strascichi lascivi



Completo la descrizione di ciò che un tempo
mi rendeva valido alla mia voluttà
e tacita pro forma su un profilo scomposto
da un mosaico d’emozioni



E lascio finalmente questo mondo
che non mi appartiene di cani rabbiosi
profusi a latrare contro i deboli
analogie dispregiative che deflagrano
vicino al mio inconscio perplesso
e precariamente fuorviato dall’imprevisto



Essi non sanno argomentare ma sanno
odiare anche il loro riflesso
sullo specchio e qualunque ombra fallata
che gli si presenti a tiro
sarà scopo per allenare
la propria mira stolta?



Per poi accorgersi che la loro
vittima sacrificale era già dipartita
da molto tempo e camminava
tra i cosiddetti vivi in un viaggio perpetuo
e agonizzante verso l’inferno



Solo lì era stato accolto nella falsità
da voci stridule che,
come battacchi sonanti su una porta maestra,
annunciavano l’arrivo del caduto



Solo note di tortura,
come un lenzuolo profuso
in evanescenti sordità amorali,
suonano oltre l’orizzonte degli eventi
e muoiono librandosi nell’aria
nell’istante fugace di un bacio
mai raccontato



Manuel Bosco ©
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------------ Sogno al centro del delirio






Vorrei infilarmi esizialmente
in una corrente di pensiero
e percorrere le vie che portano
al supplizio di Tantalo



Gradirei l’amicizia di Caronte per risolvere
la chimera dell’attraversamento della mia anima



Trasportare e rimuovere il grande fardello
di Venere regina vacua dell’amore
Circoscrivere ansie e dolori
in un cerchio magico profumato di violette



Pranzare col decadente Poe
per disquisire su falsi miti
Germogliare oltre le opinioni altrui
che si specchiano
là dove l’abisso penetra l’infinito



Drogarmi d’amore sul lago di Loch Ness
tra le vecchie imbarcazioni
che ormeggiano lì ed insalubri.
Accarezzare il viso di colei che mi scruta
oltre lo spirito che aleggia torbido in me
come un miraggio penetrante



Ricercare uniti a quell’alito di vento
che trascina la nostra imbarcazione
oltre le alterazioni climatiche
dell’emotività all’unisono
tra panorami in ascesa
e decadenti strutture gotiche



Protési nel tempo ad aspettare la pioggia
e rivoli di gocce salubri che scorrano furtive
per inebriare quel placido cammino
verso una sequenza indefinita



Osare oltre le maree con la prua rivolta
a sgualcire quella materia cosi percettiva
e inconsistente che la natura costruisce
disinvolta senza troppi ricami armonici



Smantellare ponti inossidabili al raggiro
d’opinioni altrui che inficiano un legame
insoluto cosi da morire e risorgere ogni giorno
con nuove aspettative oltre la signora noia
che viaggia spesso in parallelo



Sto aspettando su un binario morto quel treno
che stenta a sopraggiungere ma il cui richiamo
rimbalza tra le valli e che percorre a stento
per poi mai giungere a destinazione
alla mia sorda agonia inacidita.



Accortomi di un risveglio
improvviso antagonista del sonno,
il tutto non era altro che un sogno
delirante e teatrale che aveva reciso
l’ultima parola mal interpretata
posta tra quegli scaffali
impolverati della mente
occultando così l’infame improperio
destituito dall’esimio e indefinito
sospiro contro vento che giace sepolto
tra mura screpolate nel crepuscolo
sonno dominante.



Un cimitero di passioni dimenticate
come panni consunti il cui uso sfugge
anche alla terra raccolta intorno
dove l’abbandono è uso ed un costume
di una fine certa.




Manuel Bosco ©
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---------- La speranza di un viandante







braccia protese alla sventura
anima insipiente tra vedute approssimate
orde di lacrime scaturiscono introspettiche
da occhi destabilizzati



colmare un’esigenza
in innumerevoli vortici edonistici
placare sordide chiacchiere
somiglianti a fruscii nebulosi
disperdere nella notte angosce tendenti
alla deflagrazione emotiva



gelida è la mancanza del trascorso divenire
irriverente quell’attimo di speranza
non degno d’appartenenza
un soliloquio contemplativo immerso
tra fluidi turbolenti e speranzosi



nel torpore, un arrogante pensiero d’amore
Infausto fu sperare di poter
percuotere il signore del tempo
fermare l’attimo nella fragranza
di quegli eccessi avvolgenti
con la compagna che fu



prossimo è l’imbrunire che vaneggia
tra l’eterno brusio e laceranti ferite
esse si fan strada dall esterno e spingono
le radici acuminate tra il cuore e la mente



un'altra notte lascia spazio
a nuovi presentimenti folgoranti
nella fine, imbarco su questo
corpo altra pesantezza
frugale nel sentimento,
adempio a restituire l’ultimo respiro al mondo



ciò che avevo acclamato
nella mia dolce fanciullezza
aveva smarrito ogni sua peculiarità positiva
ed indomito avevo posato il calice
che alimentava la mia vita
spegnendo l’attimo in un eterno silente vagheggio




Manuel Bosco ©

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----------------------- La cometa implosa







Collido su un promontorio di false illusioni
Imprecare contro un destino infame


Una lotta tra scelte sbagliate
per ricavare il nulla.
Alla ricerca di un senso sotto
un pallido cielo malinconico
ho lanciato una speranza oltre gli ostacoli
che delimitano la mia anima


Emerge sempre nel buio
un pallido filo di scoramento
che parvenza trasforma in luce.
La mia rotta di collisione
si nutre di una sorte avversa


Scavo nel fango della mia esistenza
ma non scorgo alcun reperto
della mia essenza grigia.
Ho rapito l’attimo lasciandomelo sfuggire
senza che potessi afferralo
Ho partorito molte idee
senza che esse portino conforto


Depauperato dall’assenza di un amore
da stringere oltre l’assoluto
Inveisco contro il fato,
quell’infame simulacro…


Urla che rimbalzano nella nebbia
dei miei plumbei giorni passati
Un frammento nel tempo
che possa darmi speranza
si è perso nello spazio
e orbita presso una luna cieca e sorda


La gravità opera nel mistico
La rivoluzione intorno al proprio
asse instabile si perde nell’irrazionale


Ed io, sommo ed evasivo,
non guardo più le stelle
Emozioni scomparse similari
ad un essere artificiale
scevro di colpe altrui


Insipiente dell’ eccesso di zelo
ho smarrito il senno
La mia indifferenza suggella la chiusura
al mondo dei frustrati


È prerogativa di un salvataggio in un mare
ugualmente morto e privo
di percezioni oblative




----------------------- Manuel Bosco ©
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---------------------- Senza parte ne arte


In una landa desolata tra decadenti mura
ed insoliti preamboli




ho seppellito lacrime di vendetta
nell’infinito di un momento nero e ricolmo di odio




senza parte né arte
senza parte né arte




tra fallimenti e ombre ho dormito
tra i rovi della tua perversione
tra latenti e spensierati momenti
ho seppellito lacrime di vendetta




senza parte né arte
senza parte né arte




tra temporali e fragori ascolto ancora la tua eco
solo distruzione e separazione tra l’anima
ed il corpo il nulla solo tuoni e lampi
all’orizzonte il tuo profilo




senza parte né arte
senza parte né arte




un indiscutibile profeta sommerso tra languide distese
penetranti e gelide dispersive aridità
Il mio cuore estirpato da quella terra
gocciola di aspre indecisioni




senza parte né arte
senza parte né arte




disgiunto da quel lembo di pelle vivo arso
in rogo di semplici ricordi
lontano dai tuoi pensieri




sono solo un cavaliere senza testa
esiliato da questo mondo di tormenti ed d’infedeltà




senza parte né arte
senza parte né arte




solo la morte veglia sulla mia vita
solo l’inganno bussa suadente alla mia porta
solo un sospiro tra le tenebre desta il mio sonno




senza parte né arte
senza parte né arte




destino brandisci la tua spada su questo corpo morente




Manuel Bosco ©
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Verità perdute

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Documentari

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